Archetipo sacro

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Anni fa, Vinicio Lamia, della Lamiarum edizioni, ebbe occasione di studiare un testo antico denominato Necronomicon, presumiamo un falso; ne trascrisse il contenuto, senza avere tuttavia la possibilità di pubblicarlo. Solo oggi, dopo un lungo lavoro di ricostruzione grafica, viene data alle stampe questa composizione d’ispirazione settecentesca, riprodotta secondo i dettagli indicati dal Lamia.

Quando l’editore, oramai in pensione, venne a chiederci di ricostruire un testo che aveva visto anni prima, del quale non gli rimaneva che la trascrizione e qualche ricordo, rifiutammo. Solo dopo aver letto il materiale in suo possesso, se ne valutò seriamente la fattibilità.
Tra i problemi da considerare c’erano il costo della stampa manuale e dei materiali: pergamena, carta di stracci e tutto quanto necessario a “falsificare” un libro antico.
Avevamo senz’altro gli strumenti per realizzare l’opera ma ciò che più di tutto ci convinse fu lo studio dalla trascrizione di Lamia. Ogni rilettura, infatti, portava alla luce nuove coincidenze di un interesse che prescindeva il titolo dello stesso. Valeva la pena tentare, permettendo all’anima di quel libro di reincarnarsi nella forma originaria. Accettammo la sfida.

Ciò di cui ci rendemmo conto fu che lacune delle persone alle quali demmo la possibilità di visionarlo erano portate ad elaborare, con facilità sorprendente, nuove teorie e connessioni inaspettate, ognuno secondo le proprie conoscenze.
Era chiaro che ci trovavamo di fronte a un testo che rappresentava un pool di informazioni primordiali che diffondevano facilmente verso tutti i settori dello scibile umano.
Con la pubblicazione della presente edizione si realizza un passo importante del nostro progetto: la diffusione e il confronto con altri studiosi. Mentre il prossimo obbiettivo sarà l’elaborazione dei riscontri dei lettori/studiosi e la produzione di un nuovo elaborato arricchito delle teorie più convincenti.
Il carattere tipicamente archetipico di questo Necronomicon, falso o vero che sia, ci fa pensare che esso sia quanto di più vicino alle aspettative di H.P.Lovecraft, ma di questo parleremo più avanti.

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Dei morti, o sia il primo libro
Nel quale si descrivono esseri biasimevoli ed assai pericolosi per l’umana specie. Qui si parla della loro forma, dei luoghi che essi preferiscono abitare e di quant’altro ci è stato possibile render chiaro alli stimati nostri lettori.
È diviso in ventitre canti, ognuno dei quali descrive un essere mostruso. Nei canti dal I a IXX sono rappresentati gli Dei Maggiori già citati da Lovecraft; mentre dal XX al XXIII troviamo gli Dei Minori.

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Dei canti, o sia il secondo Libro
Nel quale si trovano quelle cose utili e necessarie al dialogo con esseri che per loro natura sono indifferenti all’uomo. Si ritiene che senza queste arcane informazioni non vi sia modo alcuno di comprenderne i moti.
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Del simulacro, o sia il terzo libro
Nel quale vengono narrate le vicende di un meritevole ed antico viaggiatore che ha potuto vedere e tramandare tutte le cose che in quest’opera sono mostrate e molte altre che sono avvenute prima e dopo di lui.