Lovecraft e i suoi demoni del deserto

Howard Phillips Lovecraft, scrittore nato nel Rhode Island nel 1890, detto anche il Solitario di Providence, cittadina nella quale visse fino alla sua scomparsa avvenuta nel 1937. Nei suoi testi descriveva un mondo popolato di esseri mostruosi e spietati; da quel momento la maggioranza dei suoi lettori si convinse della loro esistenza. Morì a quarantasette anni lasciando una quarantina di racconti e una dozzina di romanzi brevi, ma bastarono a stuzzicare la paranoia dei suoi fans per quasi un secolo. Il Necronomicon è l’invenzione più straordinaria attribuitagli.

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Secondo Lovecraft l’autore del Necronomicon sarebbe stato un certo Abdul Alhazred, ma questo nome non esiste in arabo, almeno non con questa grafia. Lovecraft non aveva alcuna conoscenza della lingua e potrebbe aver semplicemente commesso un errore di trascrizione; il nome che più si avvicinerebbe a quello citato potrebbe essere Abd-el-Hazred, o Abdul Hazred, o ancora Abd al-Azrad, ovvero “l’adoratore del grande strangolatore”.

Abd al-Azrad o come lo chiamava Lovecraft, Abdul Alhazred, viene descritto come il poeta folle nato a San’a, la capitale dello Yemen e vissuto nel periodo dei Califfi Ommiadi, quindi nell’VIII secolo dopo Cristo. Vagabondò per anni, spingendosi fino al deserto dell’Arabia meridionale, il Ar Rub’al Khālī, che significa “quarto vuoto” ossia lo Spazio Vuoto degli antichi arabi, oggi prende il nome di Ad Dahana, anche detto il deserto Cremisi. Vi trascorse quasi dieci anni senza avere contatti con esseri umani; è qui che vide, o trovò, qualcosa di così assurdo da farlo impazzire.
Dei suoi spostamenti si sa che arrivò fino alla “porta di Dio” ovvero le rovine di Bab-ilim (Babilonia), poi a Damasco dove scrisse l’
Al Azif e morì nel 738 d.C.: fu sbranato da un essere mostruoso in pieno giorno; questo racconta Ibn Khallikan, biografo vissuto nel XII secolo.

Al Azif! “Azif” è il vocabolo usato per indicare oscuri suoni notturni dovuti agli insetti, gli arabi pensavano che fosse l’ululato dei demoni. Il nome corretto potrebbe essere Kitab Al-Azif, tradotto liberamente: “Libro degli Ululati dei Demoni del Deserto”, una specie di poema vergato su pergamena, nel quale il poeta folle di San’a avrebbe riportato i suoi spaventosi incontri nello “Spazio Vuoto”: le parole dei Grandi Antichi.
Ma qual è il rapporto tra il
Kitab Al-Azif e il Necronomicon?
La parola “
Necronomicon” nasce con la traduzione greca di Teodoro Fileta (Theodorus Philetas); secondo alcuni Fileta avrebbe preferito dare al testo un titolo esplicativo riguardo il suo contenuto, egli infatti non si accontenta di un termine (Kitab Al-Azif) che indichi il canto dei demoni, ma conia un vocabolo per descriverne il contenuto: Necronomicon. È composto da tre parole: nekros, nomos ed eikon; Nekros può essere tradotto in “cadavere” “morto” e potrebbe riferirsi ai Grandi Antichi (una dinastia di divinità bestiali). In greco le parole possono assumere significati molto differenti: nomos, è la seconda parola del titolo, possiamo tradurla in “legge” oppure “canto”; e infine c’è eikon cioè “immagine” o “simulacro”.


Sembra complesso ma è estremamente semplice: un tale Abdul Alhazred fa un viaggio di dieci anni nel deserto per ritrovare se stesso, invece impazzisce e scrive un poema sul ronzio degl’insetti nel deserto, o erano demoni? Lo chiamerà Al-Azif. Qualche secolo dopo uno studioso greco più folle di lui traduce i versi dandogli il nuovo titolo di Necronomicon, composto dalle parole greche nekros nomos eikon.

1. il testo contiene delle leggi (nomos) o regole che hanno valore di evocazione di antiche divinità scomparse (gli esseri morti di cui parla Alhazred che sono probabilmente i Grandi Antichi di H.P.L.).
2.
nomos inteso come “canto” si riferisce ai suoni emessi dagli stessi e tradotti da chi li ha ascoltati, Abdul Alhazred.

Si tratterebbe quindi di informazioni trasmesse dai Grandi Antichi (
nekros); colui che ha ascoltato gli ululati o canti (nomos), ed è stato in grado di darne una rappresentazione (eikon), è probabilmente solo un ambasciatore del messaggio; in quanto messaggero egli è privo di responsabilità perché non ne ha cognizione, è un folle. Alhazred non è altro che il loro rappresentante, è quindi un simulacro (eikon) per mezzo del quale comunicano con gli uomini.

Ugo Ciaccio, Nekros (Bietti, 2011)

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